Un’interazione tra due menti e quattro mani che pensano e creano secondo visioni e progettualità condivise e complementari s’incontrano nel progetto Lait Luce.

Illuminare ambienti spogliandosi dall’obbligata convenzione di seguire gli schemi e le mode del momento senza però opporsi alle correnti che inevitabilmente ci influenzano e suggestionano.

Lait Luce sposa il Recycling design nell’ottica dell’ecosostenibilità: reinventare attraverso l’utilizzo ed il riuso di oggetti e forme inizialmente concepiti per altri scopi, ridisegnare e progettare una luce, senza mai perdere di vista le emozioni e i sentimenti.

La luce trasporta con se la possibilità di vedere ciò che abbiamo intorno a Noi, questa funzione non prescinde dal fatto che essa non possa essere a sua volta bella e soggettiva nella sua sorgente di emissione.

Pensare una luce con la personalità di chi la commissiona non è un lavoro è una missione.

Crediamo che il luogo abbia con se la funzione di trasmettere e contenere le idee come una scatola. Ogni luogo trattiene l’essenza di chi lo abita, si nascondono storie di vita, epoche, cambiamenti e rivoluzioni. Abbiamo scelto questo luogo, connettendoci al suo passato per dare inizio ad una nuova storia.

La nostra luce nasce dalle nostre mani. Le mani sono lo strumento che aiuta cuore e mente a concretizzare un progetto.

Con questa filosofia abbiamo scelto con cura i nostri sarti, i nostri falegnami e i nostri fabbri. La genuinità dell’artigiano e tutto il valore raccolto in esso come se si potesse arrivare a stupire, come una lettera d’amore scritta a mano, il profumo del pane appena sformato, la prima parola detta da un bambino.

“Complicare è facile, semplificare é difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.
Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’é in più della scultura che vuol fare.
Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere
dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?
Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità.
Eppure quando la gente si trova difronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: “questo lo so fare anche io”, intendendo di non dare valore alle cose sempliciperché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: “quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte”.

Bruno Munari.